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I NAZARENI

I Nazareni al Casino Giustiniani Massimo 

IPERBOREI A ROMA – C’è qualcosa di spericolato nel fatto che, nei primi anni dell’Ottocento, alcuni ragazzi di Lubecca, Lipsia, Berlino, e Vienna, abbiano attraversato le Alpi per venire a reinventare la pittura proprio a Roma, nella città che da tre secoli era il terminale obbligato di ogni consacrazione artistica. Non per imparare Raffaello, ma per dimenticarlo. Per tornare, dicevano, a prima. A Perugino, a Giotto, alla sincerità senza retorica dei primitivi.
Lo teorizzeranno trent’anni dopo anche i Preraffaelliti inglesi. Ma questi ragazzi erano già a Roma. Overbeck, uno di loro, muore a Roma nel 1869, dopo quasi sessant’anni di permanenza. Non era un ospite: era diventato romano più di molti romani. Mentre i Preraffaelliti inglesi non hanno mai visto Roma.

Su commissione del marchese Massimo, tra il 1817 e il 1830 i Nazareni, cosi si chiamavano, anzi cosi li prendevano in giro i romani, hanno un’occasione d’altri tempi: affrescare tre sale di un casino vicino al Laterano: Dante, Ariosto, Tasso, la grande letteratura italiana riletta da mani tedesche, in una villa romana.

Lo fanno immergendo scene letterarie in una luce che non è romana. Questo mi sembra: I nordici vengono al Sud per trovare una luce che i loro occhi hanno sempre immaginato ma non hanno mai visto. E la trasformano: non la copiano, la filtrano attraverso una memoria medievale, attraverso un’idea morale di come dovrebbe essere il mondo. Il risultato non è italiano e non è tedesco. È qualcosa di terzo, che esiste solo nel punto di contatto. Questi affreschi sono quel punto.

– Arch. Gaetano di Gesu

 

Metamorphoses di Wu Jian’an

Metamorphoses  – Wu Jian’an alle Terme di Diocleziano, Roma

 

Ho da tempo sostenuto la tesi che i linguaggi dell’arte cinese abbiano attraversato negli ultimi 50 anni una vera rivoluzione epistemologica.
E’ cominciato tutto negli anni 80 con processi di internazionalizzazione spesso animati da un senso di inferiorità rispetto all’Occidente, seguiti poi da un’intensa produzione artistica che ha raggiunto il totale dominio delle tecniche e dei linguaggi occidentali, sia in arte che in architettura. Credo da un po’ che siamo entrati nella terza fase che è quella della consapevolezza identitaria e di un sincretismo culturale che non ha precedenti. In maniera simultanea l’arte cinese parla con codici contemporanei e fa i conti con la propria millenaria cultura. I protagonisti di questa nuova strada sono diversi e Wu Jian’an è sicuramente uno di loro – la sua mostra alle terme di Diocleziano chiarisce quello che intendo, con in più uno straordinario effetto di risonanza che quelle forme generano interagendo con le aule romane.

Tre materiali: cuoio, vetro e carta intrecciano con l’utilizzo di tecniche antichissime un racconto dove la serialità contemporanea è una sola cosa. Il cuoio tagliato a mano ancora fresco con geometrie astratte continua a deformarsi asciugandosi e incorpora un’indeterminatezza che è il contributo del caso all’intenzione della forma. Le opere in vetro parlano al tempo stesso alla stagione surrealista europea e fanno riemergere figurazioni cinesi archetipiche. La carta tagliata con la precisione del laser è ricomposta a mano con una figurazione che prende a piene mani dalle grotte buddiste dell’ovest della Cina e parla alle decorazioni dei sarcofagi romani. Ma il punto più poetico dell’intera mostra, dove l’effetto di risonanza con la romanità è a tratti sublime, è l’opera i Nove livelli del Paradiso dove le figura degli animali archetipici della cultura cinese sono intagliate in una sottile superficie di cuoio e proiettate a terra sul mosaico romano con Ercole e Acheloo, dalla Villa di Nerone ad Anzio del III sec a.C., nell’aula XI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nove livelli del Paradiso, Wu Jian’an

 

Questa sintesi non è artificiale, è una scrittura fluida, consapevole della propria tradizione che ritrova nella figurazione romana una sonorità coerente. Il pensiero originario sul mondo dimostra che nell’antichità più remota gli estremi si toccano e parlano una lingua comune. Riuscire a farlo nella nostra epoca è il segno che le verità dell’arte sono cicliche e si incarnano in modi e tempi imprevedibili. Nell’opera di Wu Jian’an si produce questa incarnazione e si coglie tutto senza bisogno di un libretto di istruzione, a migliaia di km di distanza e a migliaia di anni dall’unità indivisa primordiale 渾沌 / 混沌 Hùndùn.

Mostra bellissima fatta a Roma nell’unico posto possibile per queste sonorità. Allestimento perfetto tranne in un punto che vi invito a scoprire. Una mostra che avrei voluto fare io ma Umberto Croppi mi ha anticipato. Chapeau.

– Arch. Gaetano di Gesu

Il Galoppo Impossibile

Affresco dalla Casa del Marinaio, Pompeii, 1 sec. a.C. – 1 sec. d.C. Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

Note sul MANN e sulla pittura pompeiana

Tra le cose conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli che non hanno eguali nel mondo c’è sicuramente la collezione di pittura, gli affreschi pompeiani, che contiene in maniera perentoria i nodi di tutti gli sviluppi della pittura dei successivi duemila anni. Anzi, per paradosso, contiene tutta la pittura possibile.

Gli osservatori più raffinati diranno che sono i nostri occhi contemporanei che ritrovano nell’antico le proprie tracce, per cui una cosa emerge alla coscienza quando è già chiamata. Ma a dire la cosa speculare non si fa danno: nella profondità estrema dell’antico la nostra sensibilità ritrova l’origine delle cose, che sono poi l’origine dell’umanità. Ed è per questo che questa pittura richiama continue risonanze non sollecitate e soprattutto appartenenti a culture diverse.

Prendiamo ad esempio la pittura murale con cavalli e scene di caccia dalla casa del Marinaio e osserviamola da vicino. La visione di questa opera mi ha riportato in maniera diretta a un frammento di affresco di epoca Tang che ho visto a Xi’an, dai decori funerari delle tombe imperiali dello Shaanxi. Due mondi che non si sono mai parlati, due civiltà che hanno sviluppato sistemi visivi radicalmente incompatibili, eppure accomunati da un dettaglio che non è un dettaglio: il cavallo al galoppo.

In entrambi gli affreschi i cavalli corrono con le quattro zampe simultaneamente distese, le anteriori proiettate in avanti, le posteriori spinte all’indietro, il corpo sospeso in un’aria che non esiste. È la convenzione pittorica universale del galoppo volante, universale perché nessuna civiltà pittoricamente matura ha saputo o voluto rappresentare il galoppo equino nella sua verità biomeccanica.

Solo nel 1878 sapremo scientificamente che il galoppo, con gli esperimenti condotti da Eadweard Muybridge, avviene diversamente, ma non importa. Qui sta il paradosso che mi interessa. Il pittore pompeiano, formato in una cultura che aveva portato l’illusionismo pittorico a vertici che l’Occidente non avrebbe più raggiunto per quindici secoli, e il pittore Tang, formato in una tradizione calligrafica di straordinaria precisione del segno, commettono lo stesso “errore”.

Entrambi dipingono non ciò che vedono ma ciò che sanno del galoppo, o meglio ciò che il galoppo produce nella percezione: la sensazione di velocità assoluta, di corpo lanciato oltre i propri limiti, di energia che esplode nello spazio. Il galoppo volante non è una svista, è una sintesi cognitiva, la traduzione visiva di un’emozione cinetica che l’occhio registra ma che il cervello rielabora e amplifica. È, in senso stretto, più vero del vero.

Affresco dal Mausoleo di Qianling, dinastia Tang (618 – 907 d.C)

Tornando al MANN e tornando all’affresco, è interessante ciò che esso contiene di programmaticamente inattuale. La pittura pompeiana, e qui sta la sua superiorità assoluta come documento della storia della percezione umana, non è mai mimetica in senso banale. Essa è sempre, anche nei suoi esiti apparentemente decorativi, una teoria della visione. Quando i pittori delle domus vesuviane costruiscono lo spazio illusionistico di un bosco sacro, quando modulano la profondità attraverso il degradare cromatico dei verdi, quando fanno volteggiare i mantelli e vibrare i corpi nell’istante della caccia, non stanno copiando la realtà: stanno elaborando un sistema di equivalenze percettive che anticipa, con una disinvoltura che ancora oggi sgomenta, questioni che la pittura europea avrebbe ufficialmente aperto solo con l’Impressionismo.

Il cavallo al galoppo impossibile è la prova più eloquente: non un limite della conoscenza antica, ma il segno di una consapevolezza percettiva altissima, che sa che l’arte non restituisce il mondo ma la sua eco nella mente di chi guarda.

Ed è esattamente per questo che quella pittura continua a parlare a occhi che non appartengono alla sua civiltà, a risuonare senza essere sollecitata, a stabilire cortocircuiti con un pittore Tang che non ha mai visto il Vesuvio e con un osservatore contemporaneo che non ha mai vissuto nell’Impero romano. L’origine delle cose, dicevamo. È proprio qui.

Ma c’è un piano ulteriore che il soggetto iconografico impone e che non va eluso.

L’affresco della Casa del Marinaio non rappresenta una scena di caccia qualunque. È una scena dei Niobidi. Apollo e Artemide che sterminano i figli di Niobe, colpevole di aver anteposto la propria progenie alla progenie divina. La cerva che compare nell’affresco non è un animale da caccia: è l’animale sacro di Artemide, la sua presenza nel quadro è una firma, un sigillo. I cavalli che galoppano con le zampe distese nell’aria che non esiste non trasportano cacciatori. Trasportano dèi in missione punitiva.

Questo cambia tutto. O meglio: precisa tutto.

Il galoppo impossibile non è solo una sintesi cognitiva della velocità. È la velocità del sacro, del tempo che collassa quando il divino interviene nel mortale. Gli dèi non si muovono secondo le leggi della biomeccanica. Il pittore pompeiano lo sa. Dipinge un galoppo che non esiste perché ciò che rappresenta non appartiene all’ordine del visibile. La convenzione del galoppo volante è, in questo contesto, una soluzione teologica prima ancora che percettiva. Raffigura l’irrappresentabile — la velocità del castigo divino, l’istante in cui il tempo si sospende e la sorte è già decisa — attraverso un corpo che sfida le leggi del corpo.

E qui la convergenza con l’affresco Tang smette di essere una curiosità comparativa e diventa una questione più seria.

I cavalieri Tang nelle tombe imperiali dello Shaanxi non sono soldati in marcia. Sono la scorta dell’imperatore defunto nel suo viaggio verso l’aldilà. Anche lì il galoppo è cosmologico, non militare. Anche lì i cavalli corrono in un’aria che non esiste perché il mondo che attraversano non è questo mondo. La convenzione visiva è identica. Il mandato è identico. Due pittori, due cosmologie, un solo galoppo impossibile — perché in entrambi i casi si tratta di rappresentare il movimento di ciò che il movimento fisico non può contenere.

Anche questo, al MANN, si capisce senza che nessuno lo spieghi.

– Arch. Gaetano di Gesu

La mostra Wu Zetian vince il Premio Olandese per le Mostre 2025

Wu Zetian: l’unica imperatrice della Cina ha vinto un premio al prestigioso Premio Mostre Museumtijdschrift. La mostra si è aggiudicata il terzo posto, un riconoscimento straordinario della qualità e del successo di questa collaborazione internazionale.  È anche la prima volta che un museo della provincia della Frisia si aggiudica un posto tra i primi tre di questo premio nazionale.

La cerimonia di premiazione si è svolta mercoledì 15 ottobre presso il Kunsthal di Rotterdam, alla presenza dei rappresentanti del Museo Nazionale della Ceramica Princessehof e di Palatina Cultural Group. Il primo premio è stato assegnato ad Anselm Kiefer, una mostra congiunta dello Stedelijk Museum Amsterdam e del Van Gogh Museum.

Il Premio Mostre Museumtijdschrift è un premio annuale che riconosce le mostre eccezionali nei musei olandesi. Esso richiama l’attenzione sull’alta qualità e la diversità delle mostre in tutte le discipline, dall’arte e la storia al design, l’archeologia e la moda. Il 2025 è stata la settima edizione del premio, in cui dieci mostre sono state nominate da una giuria di professionisti. I vincitori sono stati poi votati dal pubblico, con Wu Zetian che ha ottenuto un impressionante 12% dei 17.000 voti totali, un numero record per il Premio Mostra.

Wu Zetian è stata la prima mostra in Europa dedicata all’affascinante storia della vita di Wu Zetian (624-705), la prima e unica donna sovrana nella storia cinese. Dal 26 ottobre 2024 al 25 maggio 2025, i visitatori del Museo Nazionale della Ceramica Princessehof di Leeuwarden hanno potuto ammirare rari capolavori cinesi di eccezionale qualità, molti dei quali raramente prestati al di fuori della Cina.

Con oltre 50.000 visitatori in soli sette mesi, Wu Zetian è diventata la mostra più visitata nella storia del museo, superando persino il record stabilito nel 2018, quando Leeuwarden era Capitale Europea della Cultura. 

Wu Zetian: l’unica imperatrice della Cina è il risultato di una collaborazione con Art Exhibitions China, l’Amministrazione del Patrimonio Culturale dell’Henan, il Museo di Luoyang, l’Accademia delle Grotte di Longmen, l’Istituto di Ricerca sui Reperti Culturali e l’Archeologia della città di Luoyang, il Museo di Zhenjiang, il Museo di Gongyi, il Museo dell’Henan, il Museo di Yanshi e il Museo di Xin’an.

La mostra è stata resa possibile grazie al generoso sostegno dell’Ambasciata cinese nei Paesi Bassi e della Provincia della Frisia.

Inaugurazione della mostra “Encounters from Afar”

Chengdu, 08 agosto 2025 – Apertura della mostra con oltre 60 capolavori dalla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (GAM) per la prima volta esposte in Cina.

Venerdì 08 agosto, al Chengdu Art Museum in Cina, si è svolta l’inaugurazione della mostra Encounters from Afar: Masterpieces from the Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, un progetto nato in occasione del cinquantacinquesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese, ideato e prodotto da Palatina Cultural Group in collaborazione con Villaggio Globale International.

L’inaugurazione ha visto la partecipazione di numerosi ospiti d’onore, tra cui Fabio Schina, Console Generale d’Italia a Chongqing, Tang Fei, Direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Provincia del Sichuan, Angela Benotto, Responsabile Relazioni Esterne e Attività Internazionali della Fondazione Torino Musei e numerosi rappresentanti del panorama museologico e artistico della città di Chengdu e della provincia del Sichuan.

L’evento è stato avviato da un duetto di violino e chitarra dei musicisti Wang Weizhi e Joseph Perez Mirandilla, richiamando l’opera in esposizione Lezione di musica (1894) di Giuseppe Ricci. Discorsi dagli ospiti d’onore sono stati seguiti da una cerimonia simbolica di gruppo con una riproduzione dell’opera di Giacomo Balla Motivo decorativo floreale (c.1925). L’inaugurazione si è conclusa con una visita guidata dell’esposizione condotta dal curatore della mostra il Professore Alessandro Botta, filmata in diretta da CCTV New Media.

L’inaugurazione si è svolta nel primo giorno di apertura della mostra al pubblico, il quale ha raggiunto più di 2,300 visitatori. La prevendita di biglietti per la mostra, 15,124 acquistati prima dell’apertura, è testimone dell’interesse del pubblico cinese di relazionarsi di persona con l’importante collezione di capolavori della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, e con artisti rinomati nella storia dell’arte europea, quali Boldini, Balla, de Chirico, Morandi, Renoir, Picasso e molti altri ancora.

Encounters from Afar sarà visitabile al Chengdu Art Museum, nel Tianfu Art Park, fino al 16 novembre 2025.

Wu Zetian: l’unica imperatrice della Cina

Palatina Cultural Group e il Museo Nazionale della Ceramica Princessehof presentano la prima mostra in Europa dedicata a Wu Zetian, l’unica imperatrice della storia cinese.

All’inaugurazione della mostra il 25 ottobre 2024 hanno partecipato oltre 150 ospiti, tra cui Tan Jian, ambasciatore cinese nel Regno dei Paesi Bassi, Eke Folkerts, vice governatore della provincia della Frisia, e Sybrand van Haersma Buma, sindaco di Leeuwarden.

Quattro illustri direttori hanno viaggiato appositamente dalla Cina per partecipare all’inaugurazione di Wu Zetian: L’unica imperatrice della Cina: Sun Xiaobing, vicedirettore di Art Exhibitions China, Xiong Wei, vicedirettore della Divisione Musei del Dipartimento dei Musei e del Patrimonio Sociale dell’Amministrazione Nazionale del Patrimonio Culturale Cinese, Jia Fuchun, vicedirettore dell’Amministrazione Provinciale del Patrimonio Culturale dell’Henan e Zhu Xingli, direttore generale dell’Amministrazione del Patrimonio Culturale di Gongyi.

Attraverso una collezione di splendidi oggetti in ceramica tricolore, oro e argento, sculture in pietra e altri manufatti risalenti alla dinastia Tang, la mostra riporta vividamente in vita la straordinaria esistenza di Wu Zetian (624-705), l’unica imperatrice nella storia della Cina, e narra la sua incredibile storia, ricca di alti e bassi, che rimane vivida come lo era oltre tredici secoli fa.

Wu Zetian: l’unica imperatrice della Cina è il risultato di una collaborazione con Art Exhibitions China, l’Amministrazione del Patrimonio Culturale dell’Henan e le istituzioni prestatrici: Museo di Luoyang, Accademia delle Grotte di Longmen, Istituto di Ricerca Archeologica e dei Beni Culturali della Città di Luoyang, Museo di Zhenjiang, Museo di Gongyi, Museo dell’Henan, Museo di Yanshi e Museo di Xin’an.

La mostra sarà aperta dal 26 ottobre 2024 al 25 maggio 2025 al Keramiekmuseum Princessehof, Leeuwarden, Paesi Bassi.

 

La Biennale dello Stretto 2024

Dal 18 settembre al 14 dicembre 2024 tra Campo Calabro, Reggio Calabria e Messina si terrà la seconda edizione de La Biennale dello Stretto, una mostra internazionale di architettura, arte, antropologia, paesaggio, scrittura, video e fotografia. I temi scelti per questa edizione, “Le tre linee d’acqua” e “Le città del futuro”, si intrecciano in una relazione reciproca, invitando a ripensare le città attraverso l’acqua, concepita come un elemento urbano strategico.

Principale luogo espositivo è il Forte Batteria Sciacci a Campo Calabro, dove le opere raccolte attraverso una Call to Action generale sono divise in tre sezioni: progetti di architettura, fotografia, installazioni artistiche.

La Biennale è stata inaugurata con una serie di incontri dal 18 al 22 settembre per l’approfondimento dei vari temi, con curatori, artisti, accademici ed esperti invitati a scambiare pensieri e idee per la valorizzazione e comprensione del territorio Mediterraneo. Gli interventi riguardano i temi presenti nella mostra e altri temi specifici contestualizzati nel Mediterraneo: digitalizzazione, dati e intelligenza artificiale, cambiamenti climatici, migrazioni, isole, cinema e musica.

L’impatto della prima edizione è stato così notevole da generare un forte interesse e coinvolgimento che ha travalicato la geografia dello Stretto e si è proiettato in ambito internazionale. Come partner della Biennale 2024 Palatina Cultural Group ha ideato e curato due sessioni di approfondimento per i temi speciali Waterfront Cities/Port Cities e Baricentri delle città/Spazi Culturali. Svoltasi al Museo Archeologico di Reggio Calabria le sessioni sono state ideate e moderate dal Direttore Scientifico di Palatina Cultural Group l’architetto Gaetano di Gesu.

Il tema Waterfront Cities si concentra sull’ambientale e il geopolitico: l’acqua urbana gioca sempre un ruolo strategico, tra emergenze climatiche, competizioni internazionali e crescita economica. Tre esperti sono stati invitati da Palatina Cultural Group per un confronto e un dialogo parallelo con la Cina, portando le loro esperienze dei Waterfront cinesi. L’introduzione al tema Waterfront Cities è stata presentata dall’architetto Paolo Vincenzo Genovese che ha illustrato gli esiti di una complessa ricerca sul Grand Canal della Cina condotta con l’Università di Zhejiang, mostrando la relazione tra vie d’acqua e spazi urbani di questa storica infrastruttura di comunicazione.

L’architetto Zhang Ming dall’Università di Tongji ha presentato il suo lavoro su Yangpu Binjiang e il fiume Suzhou a Shanghai, e i progetti realizzati nella città portuale di Hangzhou. Nella sessione dedicata agli Spazi Culturali e il futuro dei musei Liu Kecheng dall’Università di Architettura e Tecnologia di Xi’An ha illustrato il suo recente progetto per l’antico porto di Wenzhou Shuomen.

La Biennale dello Stretto è un progetto culturale promosso e sostenuto, oltre che dal fondatore storico 500x100sb e da OAPCC Reggio Calabria, da ANCE Reggio Calabria, dall’Ordine degli Architetti di Messina, dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dall’Università degli Studi di Messina, dall’Associazione per il Disegno Industriale nazionale, Calabria e Sicilia e da altri soggetti pubblici, amministrazioni e istituzioni con i quali è in essere un dialogo avanzato.

 

Amore, Lusso e Bellezza nell’Antichità

Il 25 settembre 2023 è stata inaugurata in Cina la mostra Amore, Lusso e Bellezza nell’Antichità in collaborazione con uno dei più prestigiosi musei archeologici del mondo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN).

Il progetto, sotto la curatela del MANN, è stato ideato da ChinaMuseum International con l’obiettivo di costruire un viaggio attraverso il tema della bellezza e dell’amore nell’età classica che permea tutta la cultura greco-romana e rivive nella vicenda di Pompei ed Ercolano  attraverso il preziosi ritrovamenti degli scavi.

La struttura di questo racconto, attraverso 127 capolavori conservati nel prestigioso museo italiano, ha una duplice forma: da un lato rimanda alla struggente storia di Pompei che “ha dovuto morire per diventare eterna” e dall’altro riflette sulla bellezza eterna rivelata dagli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano, che furono fonte di ispirazione per generazioni di artisti a venire.

Il percorso della mostra si snoda tra simboli, miti e dei della classicità intorno al tema dell’amore e della bellezza evidenziando l’universo dei significati dell’epoca classica ritrovati negli splendidi reperti presentati. Opere di altissimo livello come la Statua del Pothos del II secolo d.C. e 25 vasi dalla Magna Grecia vengono esposte in Cina per la prima volta.

La storia inizia con la Villa dei Papiri di Ercolano e la Casa del Fauno di Pompei, due siti mitici che ci mostrano il livello elevato raggiunto dalla statuaria romana e dai modelli di riferimento greci. La mostra prosegue in altre tre sezioni seguendo i temi di amore, bellezza e lusso presentando nel percorso vari personaggi integri alla narrazione tra cui: Afrodite, Eros e Pothos, simboli della complessità dell’amore; Dioniso, rappresentante della gioia di vivere e l’energia umana; Elena e Ganimede, punti di contatto tra le divinità e l’umano, figure simbolo della bellezza umana.

La narrazione si chiude con una sala immersiva costruita intorno ad un calco di un corpo pompeiano, una rappresentazione simbolica della caducità della bellezza collegata agli eventi dell’eruzione del Vesuvio e della distruzione di Pompei.

Il senso della mostra è un invito a pensare e a comprendere la bellezza come il risultato di un processo continuo di ridescrizione, ad osservare la bellezza e l’amore come gli specchi dell’umanità.

Amore, Lusso e Bellezza nell’Antichità è il secondo progetto che continua il racconto sulla cultura classica occidentale costruito in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La mostra è stata inaugurata con una cerimonia di apertura alla quale ha partecipato Massimo Ambrosetti, Ambasciatore d’Italia in Cina. All’evento erano presenti anche Federico Antonelli, direttore dell’istituto di Cultura dell’Ambasciata Italiana in Cina e Gaetano di Gesu, architetto e direttore artistico della mostra.

La mostra sarà esposta alla Biblioteca Nazionale di Pechino fino al 17 dicembre 2023, dopodiché continuerà il suo tour per una tappa in Seul, Sud Corea.

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